lunedì 26 agosto 2013

Professione insegnante

Le riflessioni e i discorsi seri e costruttivi sul mondo della scuola sono pochi, al giorno d'oggi, e, come abbiamo avuto modo di sperimentare in questi tristi anni, vengono spesso e volentieri sostituiti da una retorica pseudoefficentista vuota perché priva di risultati (basti pensare ai discorsi degli ultimi tre ministri...).

Non oso mai proporre riflessioni generaliste sull'insegnamento proprio perché, presi come siamo dalle nostre necessità pratiche e quotidiane, siamo più interessati ai nuovi provvedimenti ministeriali (tutti da interpretare) che a discorsi astratti. Quello che vi propongo è, però, davvero profondo.
Non voglio rovinare quella che spero sia una gradita sorpresa, quindi vi invito alla lettura dell'articolo della prof. ssa Rajna Dragićević.

Prima di iniziare la lettura volevo solo chiarire e precisare il post di giugno:
1) non ci sarà il TFA ordinario quest'anno;
2) il PAS che ora viene attivato è il vecchio TFA speciale, aperto solo a chi, oltre ai requisiti per il TFA ordinario, ha maturato, dall’anno scolastico 1999/2000 fino all’anno scolastico 2011/2012 incluso (l'anno 2012-2013 è escluso!), almeno tre anni di servizio (1 anno scolastico = almeno 180 giorni, anche cumulando vari servizi prestati nello stesso anno) in scuole statali, paritarie ovvero nei centri di formazione professionale (quindi anche i CFP!), limitatamente ai corsi accreditati per l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Ecco, ora vi lascio alla lettura del bellissimo discorso della prof. ssa Rajna Dragićević.
http://www.balcanicaucaso.org/aree/Serbia/Serbia-la-professoressa-140564

Serbia: la professoressa
Rajna Dragićević - dal web

Il discorso di una professoressa di lingua serba - ai suoi studenti che si laureano - scuote il dibattito nell'intera regione. Cosa significa insegnare, cosa essere professori? Le parole della professoressa, il commento di Božidar Stanišić

Fino al mese di luglio di quest’anno il nome della quarantacinquenne professoressa Rajna Dragićević (nata nel 1968) era conosciuto a Belgrado, in Serbia e altre regioni dell’ex Jugoslavia solo nel contesto degli studi linguistici. Rajna Dragićević, che alla facoltà di Filologia di Belgrado, insegna lingua serba, lessicologia, storia della lessicografia e lessicografia pratica, è infatti autrice di oltre cento contributi scientifici, varie monografie, manuali per gli studenti liceali e universitari.
Invitata alla festa dei laureandi della sua facoltà ha tenuto un discorso agli studenti. Il giorno dopo alcuni di loro ne hanno portato il testo al quotidiano belgradese Blic che l’ha pubblicato integralmente. La riflessione di Dragićević sul ruolo degli insegnanti (con una particolare attenzione ai temi etici), della scuola e della cultura in Serbia ha suscitato delle reazioni diverse sia nel paese, che, inaspettatamente, nell’intera Regione.

Il discorso

"Cari studenti, stimati colleghi, cari laureandi
nello stesso giorno della vostra festa di laurea sono stati rinviati gli esami per la licenza ginnasiale perché i test sono stati illegalmente pubblicati. E’ solo una delle manifestazioni del crollo del nostro sistema educativo e del sistema sociale a tutti i livelli.
Arrivando alla vostra festa, osservandovi così ben vestiti, sorridenti, giovani e pieni d’energia positiva, mi chiedevo se riuscirete a mantenere il vostro ottimismo anche dopo la laurea e quando vi confronterete con i bassi stipendi, con il mancato rispetto della vostra professione di insegnanti, con studenti abbastanza disinteressati, con i loro genitori sempre disposti a dare ragione ai propri figli (anche se così li danneggiano), con le varie pressioni, con il disprezzo.
Molte cose attorno a voi uccideranno la vostra motivazione. Tuttavia, se chiedete la mia lista delle professioni più alte, io metto nell’ordine: professore, medico, avvocato, giudice, ingegnere e, ripeto ancora, professore. Se chiedete a tutti i genitori del mondo che mestiere vorrebbero per i loro figli, vi risponderanno con le medesime parole.
I vari analfabeti e semianalfabeti che oggi si considerano facilmente manager, le conduttrici e i conduttori di trasmissioni che, sebbene ignoranti, pretendono di essere giornalisti e i cantanti di turbo-folk che si immaginano artisti, per non parlare di vari art director, consulenti finanziari, product designer, back office amministratori.
Dietro i sonori nomi di queste professioni spesso si nascondono truffatori che, non riuscendo a stare al passo con i tempi richiesti dallo studio universitario, pensano che la stima si possa ottenere più in fretta e cambiano professioni come se fossero calze sporche”.
Non dimenticate che un professore, un medico o un giudice non può autoproclamarsi tale.
Siate orgogliosi della vostra professione che si pratica solo con uno studio perseverante e diligente, con l’autocontrollo, lavorando notte e giorno, rinunciando a molte cose. Non permettete a vari titolari di ristoranti, imprese, aerei privati, case di lusso, persone arroganti, vanitose e autoreferenziali che vi tengano lezioni sul successo.
Non permetteteglielo perché VOI SIETE PROFESSORI, e loro sono solo proprietari di metri quadrati!
Tentano di svalutare il vostro lavoro. Tenete presente che voi siete i custodi della dignità della vostra professione. Il titolo di professore viene acquistato con molto impegno e bisogna fare altrettanta fatica continuando ad investire nel sapere su cui tale titolo si fonda. Rendete conto del vostro comportamento anche fuori della scuola, riflettete sul vostro modo di vestirvi, di mettervi in relazione con i colleghi, con gli studenti e con i loro genitori.
Se vi umiliate ai vostri stessi occhi, sarete osservati con disprezzo anche dagli altri. Siate orgogliosi e convinti del vostro ruolo, decisi nell’intenzione di studiare per tutta la vita perché voi siete PROFESSORI!
Vogliate bene ai vostri studenti. Fate emergere ciò che in loro è nobile, anche se non ne sono coscienti, anche se lo hanno nascosto a se stessi. Alzate il livello della loro autostima. Non regalate loro mai i voti ma fate continuamente in modo che i loro risultati possano migliorare. Riconoscete e stimate il loro impegno. Fate capire che possono avere successo se studiano. Non spegnete la loro volontà.
L’autorità di un insegnante non si conquista con la severità eccessiva, né con il potere arbitrario ma con la giustizia, nella reciproca condivisione. Lodate i migliori perché in questo modo anche gli altri troveranno degli stimoli. Date l’occasione a tutti di essere i migliori, almeno qualche volta.
Non siate i compagni dei vostri studenti. Non avvicinatevi a loro come se lo foste. Costruite voi le regole, i confini e i fili da tenere in mano in aula. Loro sono studenti, VOI SIETE I PROFESSORI!
Non dimenticate che la vostra materia (la lingua e letteratura serba, ndt.) è al primo posto nel registro di classe e che con i vostri studenti passerete più tempo dei vostri colleghi. La vostra influenza sarà più importante. Siate coscienti di questa responsabilità. Come professori di lingua serba, voi siete i custodi della nostra lingua e della nostra cultura.
Insegnate ai vostri studenti ad amare il proprio paese. Spesso si sente che i professori consigliano ai loro migliori studenti di emigrare quanto prima possibile. Il buon successo negli studi è considerato il miglior lasciapassare per andarsene dalla Serbia. Proviamo a capovolgere la prospettiva! Fate vedere agli studenti migliori che proprio loro potranno aiutare la convalescenza del paese perché possa diventare un buon luogo per vivere. Non permettete loro di andarsene, né di lasciare il paese nelle mani di persone non degne.
Dite ai vostri studenti che l’impegno della loro vita è la lotta contro il fango in cui stiamo affondando. Proponete loro il significato della responsabilità civile perché si convincano che nessuno tranne loro potrà ripulire questo paese. Se vi impegnate, vedrete che vi ascolteranno - VOI SIETE I PROFESSORI!
Siate certi che i semi di tutte le riforme economiche, politiche, culturali e morali di questo paese potranno germogliare non solo in famiglia, ma anche nella vostra aula, proprio nelle lezioni di lingua e letteratura serba! Perciò impegnatevi ad essere un modello per i vostri studenti.
Andate alla guerra contro tutte le attricette, gli sponsor falsi, i magnati, gli uomini d’affari e vinceteli.
Voi dovete diventare il loro punto d’orientamento, il faro della loro vita! Per quella guerra avete ogni giorno quarantacinque minuti. Non sono pochi. Vincerete se tutti gli argomenti da insegnare saranno presentati in modo interessante, fresco, emozionante. Otterrete il successo solo se conoscete molte cose, se amate il vostro lavoro e se vi dedicate al vostro impegno.
Gli studenti sono in grado di riconoscerlo in modo infallibile. Non fate caso alla poca preparazione dei vostri colleghi, al fatto che molti non fanno nulla e sono pagati lo stesso, non fate caso al marciume attorno a voi e non arrendetevi. Che la vostra lezione sia un’oasi nel deserto, il punto di luce nel buio, un granello di senso nell’assurdo.
Voi avete una missione: se riuscite a riconquistare l’autorità della scuola e del sapere (che non si possono raggiungere con nessuna legge ma con l’entusiasmo degli insegnanti) tutte le barriere che ostacolano la vita migliore in Serbia cadranno a effetto domino. Dalla lezione di lingua serba alle riforme economiche! Dalla lezione di lingua serba alla lotta contro la corruzione! Dalla lingua serba all’universo!
Il vostro potere è immenso e il vostro compito è di portata strategica. In ciò consiste la differenza fra voi e vari manager, consulenti, coordinatori, amministratori, ricchi proprietari di aziende e altri venditori di nebbia. Nelle loro mani ci sono progetti, aziende, aerei e camion, nelle vostre è il futuro di questo paese. Non dimenticate mai - VOI SIETE I PROFESSORI".

I commenti

Il discorso della professoressa Dragićević in realtà è un invito alla resistenza contro i valori falsi presenti nella società serba piena di contrasti sociali e culturali. Chi conosce la realtà di altre parti dell’ex Jugoslavia potrebbe facilmente togliere l’aggettivo ‘serba’ e aggiungerne un altro, ad esempio bosniaco-erzegovese, montenegrina e così via.
Il dibattito sull’argomento (più ricco sulle pagine web, dove hanno partecipato migliaia di persone, che sui giornali) ha mostrato che la maggioranza dei cittadini non ha dimenticato quali siano i valori di una società civile. Da anni impotenti, rassegnati e scoraggiati dalla dominazione sociale ed economica della classe dei nuovi ricchi, dall’onda della subcultura e delle sue varianti turbo-folk , molti cittadini della Serbia hanno reagito positivamente a questo discorso (nei sondaggi oltre il 70% ha riconosciuto il ritorno ai valori basilari) sostenendo la riflessione della professoressa con un entusiasmo da tempo inaudito.
Le hanno dato sostegno anche Vuk Jeremić, attuale presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, l’ex giocatore di pallanuoto Aleksandar Šapić, numerosi insegnanti liceali e universitari, fra cui anche il preside della sua facoltà la professoressa Aleksandra Vraneš…
Le accuse però non sono mancate. Qualcuno nel discorso di Dragićević ha rilevato snobismo culturale, qualcuno lo ha criticato perché sembra riservato a un élite (si tratta evidentemente di coloro che da anni non vedevano nulla di strano sia nella propria indifferenza alla situazione sociale, sia nell’ammirazione della subcultura dominante e, meravigliati dalla reazione inaspettata dalla maggioranza dei cittadini, non sapevano esprimere altro …)
Alcuni studenti si son espressi con la massima sincerità: “Volevamo già scegliere un altro mestiere…” E il discorso che parla chiaramente dei pilastri di una società civile - scuola, cultura, scienza, sanità, giustizia - è arrivato come una scossa positiva. Lo vivono anche come un invito alla lotta contro il provincialismo. “Un giorno voglio essere come lei, amare il lavoro di professore, motivare i miei studenti…” dice uno dei suoi studenti.
E un vecchio maestro, che non ha firmato il suo commento: “Figlia cara, ti bacio la mano…”
Alla fine mi chiedo quanto il discorso della prof.ssa Dragićević sia limitato alla sola Serbia e alla regione balcanica.

martedì 11 giugno 2013

Il punto della situazione.

Ecco il punto della situazione con le prospettive nel prossimo futuro (da Orizzonte Scuola):

L’unica certezza che si ha sulla formazione iniziale degli insegnanti è che dopo l’avvio tumultuoso di un primo ciclo di Tirocinio formativo attivo l’argomento sia caduto nel dimenticatoio, tra il Ministro che afferma "ci penserò a settembre" e un decreto, quello sui TFA speciali, atteso per la pubblicazione in GU, ma che di fatto avrebbe dovuto essere attivo già nel mese di giugno 2013.
TFA ordinario per coloro che sono in possesso del titolo di studio e TFA speciali per coloro che possono vantare determinati servizi di requisiti sembrano essere approdati in un binario morto.

TFA ordinario: si attende la modifica del dm 249/10 che dovrebbe regolamentare in modo nuovo la programmazione dei posti annualmente disponibili, legandoli al fabbisogno di personale nelle scuole del sistema educativo di istruzione e formazione, e al contingente di personale docente assunto con contratto a tempo determinato su posti disponibili ma non vacanti, nell’anno scolastico precedente. Il numero dovrà essere maggiorato nel limite del 30% per la copertura delle esigenze delle scuole paritarie e dei percorsi di istruzione e formazione professionale delle regioni.
Il Ministro, in una video chat del 10 giugno, ha fatto intendere di rimandare lo studio della questione a settembre, determinando di fatto uno stallo in un percorso già avviato. Al momento – afferma il Ministro – non ho preso in mano il dossier.
Parole importanti, gravi, se si considera che il vuoto normativo (al quale lo stesso Ministro accenna) produce aspettative (i docenti continuano ad essere reclutati dalle graduatorie di istituto pur senza abilitazione)

TFA speciali: è attesa per i prossimi giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Lo afferma l’ex senatore della Lega Nord Mario Pittoni
“Gli ultimi chiarimenti sui Tfa speciali richiesti al Miur dalla Corte dei Conti, sono stati trasmessi giovedì scorso. Si attende solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale"
La pubblicazione dei decreti, però, di per sè, potrebbero non portare ad un immediato avvio dei test nazionali e di conseguenza dei corsi. Questi passaggi infatti dovranno ancora essere vagliati dal Ministero (la programmazione che aveva previsto i corsi per giugno è saltata), e non sappiamo se il Ministro abbia tra le mani almeno questo dossier.

lunedì 10 giugno 2013

Ministro nuovo disagio nuovo.

Se non disastro.
Se il primo ciclo del TFA ordinario, arrivato con un ritardo imbarazzante, aveva generato polemiche su polemiche a tutti i livelli (numero di posti, tipologia e contenuti delle prove, organizzazione dei corsi, ecc...), adesso sembra che si prospetti un'estate di vacanza senza concorsi (= NO TFA ORDINARIO SECONDO CICLO). Infatti, se già i termini per l'emanazione del decreto erano risicati (vedi qui), adesso pare che non ci siano più speranze per un'eventuale prova d'ammissione nei prossimi due mesi (vedi qui). Mi spiace dirlo, ma siamo di fronte all'ennesimo ministro incompetente, capace solo di bloccare i meccanismi concorsuali in atto (con lo scopo occulto di troncare le già esili aspirazioni di noi precari) senza avere l'intelligenza di proporre subito qualcosa di nuovo, innovativo e risolutivo. Infatti, oltre a non predisporre i decreti per il TFA speciale e ordinario, la cara Carrozza si è lasciata andare a progetti irrealizzabili (e comunque molto deludenti) per il riassorbimento dei precari (vedi i seguenti articoli: uno, due (riassunto di "uno")).
Invece per la riapertura delle graduatorie non c'è ancora nessuna notizia attendibile. Personalmente, non penso che verranno riaperte in anticipo di un anno solamente per far piacere ad un piccolo gruppetto di neolaureati.
Al peggio non sembra esserci ancora fine...
Buona, triste estate a tutti.

lunedì 29 ottobre 2012

Per sorridere...

Visto che mancano novità e buone notizie (anche se queste ultime, in realtà, non sono mai arrivate) condivido un'immagine simpatica trovata sul web. Dalla faccia la signora sembra un po' schifata, no?


venerdì 12 ottobre 2012

La strategia di Profumo: il bastone e la carota.

 Fonte: http://nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/10/12/lettera-molto-seria-di-una-insegnante-al-ministro-profumo/


Egregio Signor Ministro,
ho letto come tutti la sua proposta di aumentare dall’anno prossimo a noi professori l’orario a 24 ore di docenza in classe. Gratis, naturalmente, nel senso che queste ore in più non saranno seguite da alcun aumento di stipendio. Ce lo chiede l’Europa, dice lei, per adeguarci agli standard degli altri paesi comunitari. E sarà vero, se Lei lo dice. Ma, da docente, non capisco perché, a questo punto, anche il mio stipendio non si dovrebbe adeguare a quello dei colleghi stranieri, che è notevolmente più alto.
Ma anche lasciando stare i soldi, Egregio Signor Ministro, a farmi star male è proprio tutto il tono delle interviste da Lei rilasciate sull’argomento, a cominciare da quel “Con gli insegnanti ci vuole il bastone e la carota” citato nell’incipit. A casa mia il bastone e la carota sono cose che si usano con gli asini. Se Lei per primo, signor Ministro, ha una così alta considerazione della nostra categoria da considerare gli insegnanti equiparabili ai somari, cominciamo bene.

Entrando però nello specifico del Suo provvedimento, ci sono parecchie cose che non mi tornano (del resto sono un asino, me l’ha cortesemente fatto capire Lei).
Per esempio mi sfugge come alzare per tutti a 24 ore la presenza in classe dovrebbe portare automaticamente un miglioramento della qualità dell’insegnamento. A scuola, e sono la prima a riconoscerlo, ci sono anche docenti che fanno poco o nulla. Ma non certo per una questione di orario. Ora poltriscono per 18 ore, fategnene fare 24, poltriranno per 24 in classe, esattamente allo stesso modo.
Chi invece si troverà nelle peste causa aumento dell’orario di docenza saranno quegli insegnanti che lavorano bene. Perché vede, Egregio Signor Ministro, da quanto si capisce queste ore in più, che farò gratis et amore dei, non saranno ore aggiuntive nelle mie classi. Fosse così, sarei anche contenta. Attualmente io alle medie ho 6 ore di italiano, 4 di storia e geografia. Vogliamo aumentare la qualità dell’insegnamento? Concedetemi di farne almeno 8 di Storia e Geografia e due in più di Italiano per classe. Potrei lavorare meglio, approfondire il programma, avere più tempo per i recuperi di chi rimane indietro e per fare esercitazioni.
No, quelle 6 ore in più serviranno ad ammollarmi un’altra classe da seguire, e risparmiare così i soldi dello stipendio di un collega. Il che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che io già oggi, con le classi stipate di 27/30 alunni, ho circa 90 ragazzini da seguire con le mie 18 ore; con 24 ne avrò circa 120. non voglio neanche pensare ai colleghi di altre materie, tipo lingue. Secondo lei, facendo anche un mero conto a spanne, la qualità del mio insegnamento migliorerà?

No, peggiorerà. Perché adesso le ore a casa, nel pomeriggio, quelle che tutti credono dedicate al riposo, le passo a correggere pacchi di compiti, temi, test di grammatica: sono almeno quattro a quadrimestre, tacendo di quelli che assegno per casa e dei compitini di Storia e Geografia. E altro tempo lo spendo perché, pensi un po’, mi devo preparare le lezioni che tengo in classe: sono asina, che vuole, non sono capace di entrare alla mattina improvvisando. Ho bisogno, la sera prima, di prepararmi gli schemi, il materiale da consegnare, pensare a cosa dire perché poi ogni classe è diversa, e la lezione va impostata in modo differente.
Tutto questo, Egregio Signor Ministro, lo faccio oltre alle ore in cui sono in classe, ma è sempre lavoro. E sono costretta a farlo a casa non perché sono privilegiata, ma per un semplice motivo logistico: a scuola, dove è la mia sede di lavoro, non ho né un ufficio né una scrivania, e il computer che uso per trovare i materiali o crearli è quello che mi sono comprata con i miei soldi, perché la scuola non me lo dà.
Evidentemente ai tecnici del suo Ministero e a Lei tutto questo sfugge, perché pare che mi sia computato come “lavoro” solo il tempo che passo in classe, e tutto il resto non esista. Bene, ne prendo atto. Ma la conseguenza di tutto ciò è che, aumentandomi il tempo di docenza e il numero di alunni, avrò meno spazio per fare il resto. Il che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che ridurrò giocoforza il numero di compiti scritti, riciclerò i materiali uguali per ogni classe senza personalizzarli. Finirò per lavorare di meno a casa e sicuramente peggio a scuola: non per cattiva volontà mia o per deliberata voglia di sabotare il Suo meraviglioso progetto, ma per forza di cose. Quindi il grande risultato della Sua idea non sarà, come dice, aumentare l’efficienza della scuola e la qualità, ma peggiorarla: chi non ha mai fatto un tubo continuerà a non fare nulla, chi invece riusciva bene o male a insegnare qualcosa, si vedrà costretto a ridurre quanto prima era sempre riuscito a fare, perché lo sforzo fisico di stare anche solo cinque ore di fila in classe con ragazzi adolescenti e preadolescenti, con i quali non ti puoi distrarre un attimo, si farà sentire.

Per cui, Egregio Signor Ministro, da docente che ogni giorno entra in classe, questo le volevo dire. Approvi pure il nostro aumento di ore di docenza, per altro passando a tutti il messaggio che noi insegnanti siamo degli scansafatiche privilegiati che fino ad oggi han lavorato poco. Avrà il plauso popolare e Le riuscirà di certo, perché la società, dopo anni di martellamento mediatico, ne è già convinta, e la applaudirà. Ma non gabelli questo taglio per uno strumento per aumentare la qualità della scuola, o migliorare l’efficienza di noi docenti. E’ solo l’ennesimo taglio imposto ad una categoria che al momento non ha la forza di opporsi, né i mezzi, perché non facciamo neppure un lavoro considerato socialmente fondamentale, come i tassisti, ad esempio. In fondo siamo solo quelli che formano le prossime generazioni: degli asini che meritano un po’ di bastone e manco la carota, ha ragione Lei.

sabato 8 settembre 2012

Concorso: tra illusioni e mezze speranze.

Come sapete tutti è in arrivo un concorso, anzi, secondo il piano di Profumo (cambiato più volte, a dir la verità), più di uno (rimando a questo articolo di Orizzonte scuola). Lo scopo è quello di dare un posto fisso (teoricamente) a un numero esiguo di docenti (11.891 circa). Chi può concorrere?
Gli abilitati, prima di tutto, ma anche chi non è in possesso di abilitazione.
Anche se il decreto deve ancora uscire (bisogna aspettare il 24 settembre) ci si può basare sulle norme valide nei precedenti concorsi. Consiglio di leggere questo pdf preparato dalla UIL e l'articolo di Orizzonte scuola sullo stesso argomento. Non è molto da leggere, ma vi faccio un riassunto.

Possono aderire al concorso:
- i precari (privi di un posto fisso) abiltati;
- i non abilitati solo se:
                      1) alla data dell'entrata in vigore del presente decreto saranno in possesso di un titolo di laurea, ovvero di un titolo di diploma conseguito presso le accademie di belle arti e gli istituti superiori per le industrie artistiche, i conservatori e gli istituti musicali pareggiati, gli ISEF, che alla data stessa consentano l'ammissione al concorso. [NON NOI, ma chi insegnerà ed. fisica, ed. musicale e storia dell'arte];
                      2) hanno conseguito la laurea entro gli anni accademici 2001-2002, 2002-2003 e 2003-2004 se si tratta di corso di studi di durata rispettivamente quadriennale [il nostro vecchio ordinamento], quinquennale [eccoci qui!] ed esaennale [Caspita! Invece di andare alle superiori dovevo iscrivermi all'università!].

Ma c'è ancora speranza (cfr. Decreto Interministeriale 460/98, comma 4):
[da qui cito Orizzonte scuola sottolineando le parti più interessanti]

Fino a quando in una classe di concorso non vi sarà una sufficiente disponibilità di abilitati per un adeguato reclutamento, è ammessa la partecipazione al relativo concorso di candidati anche non abilitati. A tal fine se il numero di domande presentate per una classe di concorso a cattedre, per titoli ed esami, risulti inferiore al triplo rispetto alla previsione dei posti da conferire alle nomine nel periodo di vigenza delle graduatorie del concorso, i termini per la presentazione delle domande vengono riaperti ammettendo al concorso stesso anche gli aspiranti privi di abilitazione, purché in possesso di una laurea che consenta l'accesso all'abilitazione corrispondente.

Pertanto il decreto prevede la partecipazione al concorso anche per aspiranti non abilitati, ma il conseguimento dell'abilitazione avverrà solo con la nomina a tempo indeterminato, non con l'acquisizione dell'idoneità, come avvenuto nell'ultimo concorso del 1999.

Gli idonei [chi vince il concorso], cioè coloro che sarebbero collocati nella graduatoria del concorso solo per il tempo relativo al suo scorrimento prima del successivo concorso, potrebbero acquisire l'abilitazione se per scorrimento fossero destinatari della nomina a tempo indeterminato.[Quindi senza TFA!]

Se non interverranno modifiche legislative, come sottolinea la UIL, l'abilitazione non potrà essere disgiunta dall'esito positivo del concorso in relazione al numero dei posti assegnati per ogni procedura concorsuale.

Potrebbe dunque verificarsi (poniamo sempre il condizionale dato che l'emanazione del bando di concorso sembra essere ammantata da molte ombre) che un candidato partecipi al concorso in virtù delle eccezioni previsti dal DM 460/98 ma se non rientreranno nel numero dei vincitori, cioè di coloro che acquisiranno il contratto a tempo indeterminato, dovranno proseguire l'iter per il conseguimento dell'abilitazione attraverso il percorso ordinario, cioè il Tirocinio formativo attivo (TFA) previsto dall'art.15 del dm 249/10, procedura dalla quale sicuramente molti aspiranti docenti vorranno svincolarsi, date le polemiche che ne hanno accompagnato l'avvio.

 Detto ciò, quante possibilità abbiamo di poter accedere al concorso e di vincerlo?
Penso sia più facile (e meno costoso...) vincere la lotteria visto che il numero di precari abilitati (più o meno sono tanti così) è molto più alto dei neolaureati non abilitati. In ogni caso lo sapremo presto.
Il 24 settembre verrà pubblicato il bando di concorso e potrebbero esserci novità.
Ciao!!
;-)

P.S.
Buona scuola!

mercoledì 22 agosto 2012

Tra (con)corsi e ricorsi storici

Senza commentare la delusione per i risultati del primo test TFA,
il profondo ribrezzo per la tipologia dei quesiti e gli errori
(senza tener conto del clima pesante creato da alcuni insegnanti che sorvegliavano i candidati durante la prima prova a Padova)
e l'empia morale (scusate, ho appena fatto rip di latino e ho la parola "empietà" in testa!) insita in tutto il percorso di abilitazione (pagano -e salato- i soliti, ovviamente i precari e disoccupati futuri insegnanti, per finanziare le università e -indirettamente- il ministero...e ovviamente il numero dei futuri abilitati è -e sarà- sempre più esiguo!)...
segnalo questo link da Orizzonte Scuola che presenta i principali ricorsi alla prima prova del TFA (non tutti i ricorsi sono uguali: scegliete quello più "adatto a voi", alla vostra situazione e tenete conto che potrebbero essere altri soldi "diversamente ben spesi" -il altre parole...buttati-).
Ovviamente per chi pensa già alla pensione c'è il tema del riscatto dei cinque anni d'università.
L'Inps ci dice come, quanto e, soprattutto, chi pagare: http://serviziweb2.inps.it/RiscattiLaurea/SimulazioneStartGuest.do. Non si tratta di una questione senza senso: più passa il tempo più costa il riscatto degli anni di studio!
Auguro a tutti una buona estate, possibilmente fresca ed "abilitata"!
;-)